Sei pronto a prendere in mano la tua carriera?

Come non uccidere la tua candidatura

Se ti chiedessi a bruciapelo: 

“Perché stai uccidendo la tua candidatura?”

Cosa ti verrebbe in mente? A cosa penseresti? Che risposta mi daresti?

Probabilmente ti sentiresti spiazzato. Ti senti così?

Beh non preoccuparti, sono famoso per spiazzare ma di certo non voglio farti “cadere” anzi…

La mia missione ormai da anni, da quando ho deciso di vivere la mia vita da selezionatore, formatore e career coach, è quanto mai chiara: 

Aiuto e supporto le persone ad esprimere il proprio potenziale e talento trovando la felicità grazie al lavoro che meritano in un percorso di miglioramento professionale costante.

Quindi quello che ti sto per dire prendilo come un consiglio, se me lo permetti, per cambiare completamente la tua prospettiva in merito a ciò che pensi di sapere sul mercato del lavoro.

Quindi… tornando alla domanda di prima:

“Perché stai uccidendo la tua candidatura?”

Ebbene, se sei qui è perché vuoi cambiare e se vuoi cambiare sei arrivato al punto di non aver ancora compreso gli arcani motivi per cui i selezionatori e i datori di lavoro non esaminano la tua candidatura e non prendono sul serio il tuo profilo professionale.

Ho ragione? Immagino di si…

Non mi leggeresti se non avessi fino ad oggi valutato più di 31.181 cv (da quando ho cominciato a tenere il conto) e condotto migliaia di ore di colloqui e di formazione. Puoi leggere di più su di me nella mia pagina CHI SONO, se ti fa piacere.

Bene… perché uso i numeri?

Fa parte delle mie reminiscenze economiche e da HR Business Partner ma i numeri mi servono come pretesto per il PATTERN che ho trovato tra la moltitudine di storie di vita ed esperienze che ho avuto il privilegio di leggere o ascoltare.

NOTA BENE: ogni mese ascolto decine e decine di persone che voglio mettersi in gioco e costruire un solido progetto professionale, puoi farlo anche tu compilando subito il form per richiedere la Consulenza Strategica Gratuita con me.

Così mi sono fermato un attimo a riflettere e mi son chiesto:

“Cosa accomuna il 99% degli scartati?”

Ebbene si, il 99% dei candidati squalificati dall’iter di selezione sono accomunati da un pool di elementi “differenzianti” in negativo che valgono immediatamente il cartellino rosso.

Di cosa parlo?

Mi riferisco agli elenchi infiniti di caratteristiche e competenze trasversali (per lo più) abusate e inserite senza armonia, coerenza ne tanto meno utilità ai fini dei “must have” e “nice to have” del datore di lavoro.

Inseriti dove? Nelle lettere di motivazione, nei cv e durante i colloqui.

Praticamente dappertutto come una piaga che si espande silenziosa ma non per questo meno minacciosa e letale.

E’ questo ciò che uccide il 99% delle candidatura e probabilmente anche la tua.

La prova del nove? Prendi il tuo cv e leggilo a voce alta, senza barare.

Se trovi questa sequela di aggettivi vuoti e senza senso, inflazionati e tutt’altro che pregni di significato distintivo allora continua a leggere perché, come avrai avuto modo di leggere, questo Blog è nato con l’obiettivo di trasformare il lettore in ogni articolo condiviso e con te non farò eccezione quindi preparati a migliorarti.

Allora eccomi per la terza volta a chiederti, non me ne volere:

“Perché stai uccidendo la tua candidatura?”

“Guglielmo, ma io non sto uccidendo la mia candidatura volontariamente, non conosco il motivo per cui non vengo preso in considerazione o per cui vengo sistematicamente scartato. Ecco perché sono qui, per scoprirlo ed imparare il linguaggio dei selezionatori. Voglio imparare a sapermi vendere comunicando il mio valore! Semplice.”

Molto bene, così possiamo giocare sin da subito a carte scoperte. Non mi piacciono i giochi di parole né perder tempo.

Il 99% dei candidati agisce senza una strategia, né un metodo né tanto meno la guida di un Mentore e quindi procede a tentativi facendo ciò che fanno tutti gli altri, praticamente la totalità dei candidati.

L’intenzione non è quella di soffocare la tua candidatura ma di fatto è quello che accade.

Immagina di avere una pianta. Tu pensi di fare cosa buona e giusta innaffiandola tutte le volte che puoi e credi che più acqua le dai più la piantina starà bene e crescerà forte.

In realtà però non è così e la piantina finisce per ingiallirsi, per perdere le foglie e per morire.

Non hai fatto un bel lavoro perché sei stato vittima di false credenze e luoghi comuni:

Più acqua = più vita

Sbagliato.

Bene, questo è ciò che accade anche alle tue candidature.

Pensi di fare il massimo e di essere dalla parte del giusto perché hai redatto il CV, perché non hai utilizzato l’Europass (infatti hai letto in giro che è un formato da evitare perché è impersonale e standard) e perché hai riempito il curriculum di informazioni.

Eppure non ottieni risultati e rimani immobile senza sapere quali siano gli errori commessi.

Lo fai apposta? No.

E’ quello che desideri? Certamente No.

E’ colpa tua? Ovviamente No.

Eppure è ciò che accade perché nessuno ti ha spiegato che esiste una strada diversa per raggiungere il tuo obiettivo lavorativo e professionale.

In questa lezione vedremo insieme come evitare il tuo Harakiri nell’iter di selezione.

Attenzione

L’argomento di cui sto per parlarti è molto importante se vuoi imparare a candidarti in modo astuto e sopratutto se vuoi imparare a venderti come un professionista dal valore unico prima ancora che da “semplice candidato” che spara nel mucchio. 

Continua a leggere per scoprire come rimediare…

Ah, prima di continuare però ti consiglio subito di iscriverti all’interno della mia community gratuiti dove ad oggi siamo più di 4.200 membri (puoi iscriverti anche tu QUI).

Ok, partiamo dal principio così siamo tutti sulla stessa pagina di partenza.

Il CV non è la panacea di tutti i mali.

Lo ripeto di continuo anche ai miei studenti.

Il CV non è neanche il primo degli elementi che dovresti considera se sei un candidato che vuole trovare lavoro o cambiarlo. 

Ma partiamo da qui per semplicità: il CV è soltanto uno dei tasselli da considerare del tuo progetto professionale. Trattalo per quello che è: uno strumento.

Non commettere l’errore comune di considerarlo come il fine. E’ infatti l’errore da principianti commesso dalla maggioranza dei candidati.

Il CV è come un trailer di un film ed avrà l’unica finalità di rispecchiare il tuo sapere, saper fare e saper essere congruentemente a ciò che cerca l’azienda per far “correre al cinema” il selezionatore e fissare un colloquio con te.

Niente di più, niente di meno.

Il CV deve FAR SAPERE ciò che TU puoi fare per l’azienda.

Qual è la tua Unique Selling Proposition (USP).

In questo articolo-lezione non ci stiamo occupando specificatamente del CV come già detto ma direi di aggiungere qualche effetto speciale nel CV.

Cosa ne dici?

Converrai con me che un trailer di un film che si rispecchi DEVE avere degli effetti speciali, non trovi?

In un trailer ci sono spesso le scene migliori dell’intero girato, le musiche più coinvolgenti e i personaggi più interessanti e famosi per attrarti e farti guardare.

Il trailer deve sedurti e incoraggiarti ad andare al cinema per godere di un’esperienza unica.

Bene, il tuo curriculum vitae ha lo stesso obiettivo con il vantaggio che TU, in quanto candidato, hai il potere di conoscere già i “gusti” del selezionatore, quello che si aspetta da te e quello che potrebbe piacergli.

“Guglielmo come faccio a sapere tutto questo?

Semplice, devi allenarti a studiare adeguatamente un annuncio di lavoro.

Poni attenzione alle parole che utilizzo:

Non ho detto “leggere” l’annuncio ma STUDIARLO.

Soltanto intercettando realmente ciò che conta davvero per il tuo interlocutore sarai in grado di finalizzare la tua candidatura in modo adeguato e performante.

Ma questa è un’altra storia e la approfondiremo nei prossimi contenuti qui sul Blog o all’interno della community gratuita JobHero (puoi iscriverti QUI)

Il 99% dei candidati non studia l’annuncio di lavoro e dunque inoltra candidature copia/incolla senza enfasi e prive di significato e questo avvilisce i selezionatori:

La noia uccide il selezionatore

La noia è una “brutta bestia” e colpisce anche i selezionatori più professionali e imperturbabili.

Perché tutti ne sono affetti?

Proviamo a girare la frittata. Non puntiamo il dito sul selezionatore ma consideriamo cosa possiamo fare di diverso come candidati per essere migliori e più efficaci.

Bene, indossiamo gli “occhiali” del selezionatore: 

Il 99% dei candidati copia/incolla informazioni random tentando la sorte senza scoprire, evidenziare e mettere in luce il proprio fattore critico di successo differenziante e unico rispetto alla moltitudine di altri candidati.

Candidati che hanno storie, background, competenze differenti appaiono però tristemente TUTTI UGUALI, come delle grigie fotocopie, perché non sanno “colorare” ciò che davvero conta creando dei “ponti” tra ciò che serve all’azienda e ciò che hanno da offrire.

Esempio:

Immagina che un Istituto Bancario abbia la necessità di inserire in organico un profilo Junior dotato di una certa flessibilità, di intraprendenza e dinamismo come evidenziato nell’annuncio di lavoro. 

Se ti sei laureato in Scienze Bancarie e poi hai fatto uno stage in azienda e affermi di possedere spiccata flessibilità e grande intraprendenza o dinamismo cosa ti distingue dal candidato Mario Rossi che anche lui ha una laurea in Scienze Bancarie ed ha concluso la sua esperienza di stage possedendo la medesima flessibilità e intraprendenza altrettanto evidenti (a detta sua) da cv?

Di seguito a titolo di esempio alcuni screenshot estratti da CV candidati alla posizione richiedente Flessibilità, Intraprendenza e Dinamismo

Elenchi di parole vuote, auto-celebrative prive di significato per l’azienda e per il selezionatore che legge “liste” tutte uguali.

Sulla carta tra un elenco e l’altro non sembra cambiare assolutamente nulla. Sei d’accordo? Come si potrebbe da un elenco del genere riscontrare delle differenze utili a capire il valore di un candidato?

EPPURE un candidato che chiameremo GIOVANNI ha dovuto trasferirsi in una nuova città per studiare, diventare autonomo lavorando come sportellista alle Poste per potersi permettere vitto e alloggio, ottenere delle borse di studio rimanendo sempre al passo con gli esami da sostenere e laureandosi in tempo. Ha costruito nella nuova città una rete di relazioni solide grazie alle attività di volontariato in una Onlus sviluppando un progetto di micro-credito in Kenya e collaborando direttamente con l’Ente Nazionale per il Microcredito.

L’altro candidato che chiameremo MARIO invece ha studiato nella città dov’è nato dalla quale non si è mai mosso vivendo in famiglia. Si è laureato col massimo dei voti ma 2 anni fuori corso, non ha mai lavorato neanche per il periodo estivo e nel tempo libero si dedica a collezionare francobolli.

Elencare le tue caratteristiche personali non vuol dire parlare dei vantaggi che porteresti “in dote” al datore di lavoro.

Sei d’accordo con me?

Purtroppo questa distinzione non è ben chiara alla maggior parte dei candidati italiani che come kamikaze affrontano iter di selezione senza alcun tipo di consapevolezza, di strategia e di allenamento riuscendo nel 90% dei casi ad ottenere un pugno di mosche e nel fortunato 10% un lavoro che non è quello per cui hanno studiato, o che li soddisfi o in grado di remunerarli a dovere.

Quindi ripeto: le caratteristiche non sono vantaggi per il datore di lavoro a meno che TU non spieghi, dimostri, argomenti creando un legame tra ciò che scrivi/dici e ciò che può generare valore aggiunto al datore di lavoro.

La differenza è come tra il giorno e la notte. La pensi come me?

Se il marketing di te stesso, il tuo personal branding e storytelling professionale sono incentrati sulle caratteristiche del tuo profilo senza tenere minimamente in considerazione il tuo interlocutore, senza spiegare, argomentare e dimostrare in modo incisivo in che modo potresti generare valore per lui etc.?

Se la risposta è:

“Guglielmo non saprei… credo di non riuscire a comunicare ciò che valgo”

Allora sono costretto a darti una spiacevole notizia:

Stai limitando fortemente le tue potenzialità di comunicare in modo efficace e persuasivo il tuo fattore critico di successo, il tuo vantaggio competitivo ed il valore aggiunto che l’azienda avrebbe dallo scegliere te piuttosto che un’altro candidato. La mia storia lo dimostra, puoi scoprirla QUI.

Parlare esclusivamente delle caratteristiche o delle competenze trasversali (soft skills) enumerandole come la lista della spesa descrive solo alcuni aspetti del tuo prodotto che rimangono come ingredienti disgiunti che non lasciano intravedere la ricaduta pratica di quanto dici.

Si, è bene sapere subito anche questo:

TU sei il prodotto MA ANCHE il miglior venditore che può vendere “quel” prodotto!

Non sei una lista di “ingredienti”, devi apparire come il piatto di un grande chef.

Puoi immaginare la differenza… cerco di farti capire meglio:

Visualizza un piatto di paccheri al sugo. Bene, ti semplifico le cose. Eccoli qui sotto…

Questi gli ingredienti per 2 porzioni: Carote, sedano, cipolle, aglio, paccheri, pomodoro, zucchero, parmigiano grattugiato, burro, olio, sale, pepe, basilico.

Molto bene… sono ingredienti della tradizione, molto usati e di fatto basilari della nostra cucina.

Dall’altra parte abbiamo invece un piatto di paccheri di un grande Chef in un ristorante stellato che costa ben 35 € a porzione.

“Guglielmo ma sei matto? Chi spenderebbe tutti quei soldi per un piatto di pasta al sugo?”

Beh, posso assicurarti che molti spendono quella cifra perché non stanno mangiando un piatto di pasta per riempirsi velocemente la pancia. Stanno assaporando un’esperienza autentica, stanno nutrendo la loro anima, il loro status sociale, stanno affermando a loro stessi di poterlo fare all’interno di un ristorante di prestigio.

Qui non stiamo giudicando se sia giusto o sbagliato quindi continua a seguirmi nel ragionamento, certamente provocatorio…

Qui stiamo focalizzando l’attenzione sulla differenza tra un mucchio di ingredienti “semplici” ed un piatto di un grande chef.

C’è una differenza ABISSALE. 

I primi sono elementi disconnessi, non amalgamati che quindi non creano sinergie né armonia. Il secondo invece valorizza la peculiarità di ogni ingrediente unendolo ad un’altro, enfatizzandone gli aspetti e creando una vera esperienza memorabile e di forte impatto che accresce esponenzialmente il valore percepito.

Focalizziamoci sul valore percepito

L’elenco di competenze che tu indichi nel curriculum o che enumeri al colloquio di lavoro sono soltanto ingredienti sconnessi che non lasciano intendere quale sarà il “piatto” che sei in grado di servire.

Il tuo compito è portare “in tavola” la migliore versione di quegli elementi affinché il tuo profilo professionale sia il piatto finito e non una sorta di semi-lavorato ancora acerbo difficile da immaginare concluso e utile.

Continuiamo con qualche altro esempio per farti capire ancora meglio… 

Mi segui?

Bene… quando compri un prodotto al supermercato nell’80% dei casi non lo acquisti per gli ingredienti citati sull’etichetta.

Lo compri ancora prima di trovarlo sullo scaffale lasciandoti convincere dalla narrazione che viene fatta su quel prodotto che verosimilmente racconterà una storia.In questo tipo di comunicazione ovviamente troverai elementi convincenti che partono dai benefici che quel prodotto avrà su di te, sulle emozioni o sensazioni che ti farà provare e molto altro.

Le leve sono totalmente differenti. L’elenco delle caratteristiche così come gli ingredienti sono secondari, onestamente molto noiosi.

Descrizioni di questo tipo sono sterili e non ti rendono credibile e affidabile agli occhi del selezionatore né tanto meno del datore di lavoro.

Devi invece concentrarti sugli aspetti più importanti e “disruptive” capaci di essere differenzianti rispetto alla massa.

I selezionatori proprio come qualunque acquirente vogliono mitigare il rischio di scegliere il candidato sbagliato.

Il selezionatore leggendo soltanto parole ed aggettivi triti e ritriti scritti e detti dal 99% dei candidati invece continuerà a chiedersi:

“Come faccio a fidarmi del fatto che questo candidato sia realmente il professionista che dice di essere?”

“Quali garanzie porta per convincermi di essere chi dice di essere e di saper fare quello che dice di sapere?”

“È davvero quello che cerco?”

Nell’esempio di prima GIOVANNI avrebbe tutte le carte in regola per eccellere e differenziarsi dando SENSO alle sue caratteristiche elencate e rassicurando il selezionatore.

Se solo sapesse valorizzarle sia nel CV che durante il colloquio capendo la differenza tra Elenchi vs Vantaggi

Certo, leggere le caratteristiche è utile, ma non ti dà alcun motivo per acquistare il prodotto (ripensa al supermercato).

Diciamo così: 

È una condizione necessaria ma non sufficiente.

Ecco perché in molte mie dirette live (ti invito a seguirle o guardare più di 100 ore di contenuti sul gruppo gratuito JobHero di Guglielmo Dragotta) dico che è inutile utilizzare anche formati come quello di alma laurea che elencano tutte le soft skills sulla faccia della terra attribuendo un punteggio del tutto arbitrario senza conferme e spiegazioni.

Di seguito un famosissimo esempio passato alla storia che mette in confronto la stessa caratteristica (la dimensione della memoria) di due oggetti: lettore mp3 (opzione 1) confrontata a quella dell’Ipod (opzione 2):

Opzione 1: “Ha la memoria di 16GB”

Opzione 2: “Puoi correre al parco ascoltando più di 3.500 canzoni diverse

Esempio pratico 1/4

Quale ti colpisce di più catapultandoti già in una situazione RISOLTA che ti fa star meglio facendoti subito capire i vantaggi che potresti avere come cliente?

Beh, immagino la seconda opzione.

Proprio quella usata da Steve Jobs quando presentò al mondo intero la rivoluzione dell’ipod.

Questa è la prova che parlare dei vantaggi è realmente più profittevole rispetto a parlare delle caratteristiche.

Adesso ti faccio un esempio relativo al mondo del lavoro così cominciamo a mettere le mani in pasta quello di cui stiamo parlando. 

Ti chiedo di immaginare GIOVANNI e MARIO ad un colloquio di lavoro. 

Devono rispondere alla semplice domanda rompi ghiaccio “Mi parli di lei” partendo dal presupposto che le competenze ricercate nell’annuncio di lavoro siano orientamento al risultato, problem solving e livello inglese intermedio.

Fai attenzione a CHI e COSA ti colpisce di più tra i due.

LA PERFORMANCE DI MARIO

Sono orientato ai risultati, dotato di problem solving e con livello di inglese B2.

Come puoi immaginare MARIO risponde cercando (a modo suo) di fare da “pappagallo” ripetendo ciò che ritiene utile per il selezionatore (come letto nell’annuncio di lavoro).

Il selezionatore dovrà tirare con la pinza le parole di bocca (sempre che voglia farlo, abbia tempo per poterlo fare etc.) da MARIO cercando di trovare valide argomentazioni, spiegazioni e dimostrazioni pratiche per avvalorare quanto affermato da MARIO e perorare la sua causa.

Ma perché il selezionatore dovrebbe farlo?

MARIO non è allenato a costruire i “ponti” necessari per collegare quanto afferma e quanto indagato dal selezionatore. Non è in grado di anticipare le possibili domande ed obiezioni del selezionatore così si esprime a monosillabi.

Vediamo invece come si comporta GIOVANNI.

LA PERFORMANCE DI GIOVANNI

All’interno del team composto da 10 amministrativi sono l’unico dell’ufficio che raggiunge il 120% degli obiettivi prefissati ogni mese da 3 anni.

Cosa intendo? 

Al posto di evadere le 100 pratiche richieste al ne evado con successo 20 in più rispetto a tutti gli altri (onor del vero un mio collega porta a casa il 110% e ci confrontiamo spesso per migliorare le reciproche performance).

Ho imparato proprio da lui (ha esperienza 20ennale in azienda) le procedure facendole mie, migliorandole e superando infine il “maestro”. Lo reputo però sempre tale.

Il mio 120% si traduce in valore aggiunto per il reparto stimato in circa 2.000€ al mese AGGIUNTIVI (considerando una media di 100€ a pratica evasa).

Se non ho capito male nel vostro ufficio ad oggi la media di pratiche equivalenti a quelle da me trattate sono 80.

Vorrebbe dire che già così in reparto ci sarebbe un incremento del 40% stando ai numeri ed io posso garantire che in 3 anni presso il mio ufficio non sono mai sceso sotto il 100% degli obiettivi assegnati anche in circostanze assai problematiche.

Ad esempio 6 mesi fa mi sono trovato a gestire una particolare pratica con un medico legale ostico che necessitava sempre di nuova documentazione da inoltrare al suo quartier generale in Svizzera. 

Ogni giorno adduceva nuove scuse che rallentavano il processo.

Ogni giorno che passava significava una perdita ingente per la mia azienda così alla terza difficoltà ho capito quale fosse il reale problema del medico legale:

non conosceva l’inglese e questo limite gli creava talmente tanti disagi nel gestire la nostra pratica con la casa madre svizzera da rallentare di settimane ogni attività che avrebbe richiesto invece poche ore.

Il metodo I.D.R.A.

GIOVANNI continua:

Così ho deciso di supportarlo direttamente fornendogli la documentazione in duplice copia: italiano con annessa traduzione in inglese e recuperando io stessa le informazioni mancanti parlando direttamente con gli interlocutori degli enti svizzeri.

Ho così tradotto circa 40 pagine tecniche costituite da relazioni e dossier ma grazie alla conoscenza dell’inglese a livello B2 allenata costantemente tramite lezioni con insegnante madrelingua e rapporti di lavoro quotidiani con colleghi stranieri la documentazione è stata completata nel 30% del tempo in meno preventivato.

D’altronde in termini quotidiani, il livello B2 significa proprio “Parlo inglese in autonomia” e il responsabile del reparto svizzero Thomas infatti mi ha soprannominato “Il risolutore”.

Dice sempre che sono talmente autonomo nel gestire il lavoro riuscendo a sbrogliare la situazione da valere per tre.

Sono riuscito a fare tutto questo grazie al metodo IDRA.

Applicando il metodo che ho ribattezzato IDRA (Intercetto – Domando – Risolvo – Ascolto).

Il metodo IDRA mi ha salvato già in altre situazioni permettendomi sempre di risolvere anche i casi più difficili dove altri fallivano io portavo a casa il risultato.

E a ciò che devo il mio 120% di risultati.

Posso affermare in tutta franchezza che il metodo IDRA è alla base di come affronto e risolvo i problemi.

Inoltre sarei onorato in ottica di miglioramento continuo poter condividere e trasferire il mio metodo anche all’interno del vostro intero ufficio.

In questo modo non sarei da solo a incrementare la produttività del 40% ma ogni membro del team potrebbe potenzialmente portare un valore equivalente se non addirittura maggiore, superando il “maestro” proprio come ho fatto io!

Wow!

Letto tutto d’un fiato? 

“Guglielmo, si è stato incredibile!”

Bene, sono felice.

Hai visto come GIOVANNI sposta il focus totalmente su ciò che serve e cerca il datore di lavoro argomentando, spiegando, dimostrando non perdendo mai la bussola e anticipando obiezioni e possibili domande?

Ovviamente ho estremizzato per esigenze di copione ma è chiaro il senso no?

Il focus non sei TU e neanche le tue caratteristiche ma il valore che l’azienda può generare dall’averti tra i suoi assett.

GIOVANNI argomenta immediatamente ogni punto (orientato ai risultati, dotato di problem solving e con livello di inglese B2).

Ben fatto GIOVANNI.

Quello di cui ti ho parlato in questo post è solo una milionesima parte di tutto ciò che devi conoscere sul mercato del lavoro in puro stile JobHero!

Giovanni è riuscito in quella che per molti sembra essere una vera e propria impresa titanica perché ha seguito una Strategia, un Metodo ed un Mentore che lo guidassero nella costruzione del suo progetto professionale.

Giovanni è allievo del mio percorso formativo bestseller JobHero Academy.

Se sei invece interessato a scoprire tutti i miei corsi puoi cliccare qui: CORSI.

Bene, spero di cuore che questo articolo ti sia stato utile e che ti abbia avvicinato un po’ di più al tuo obiettivo di vivere la vita professionale a cui ambisci e che sono certo tu meriti.

Mi piacerebbe tantissimo conoscere la tua opinione, sapere se ti è piaciuto, se lo hai trovato utile, se inizierai presto ad utilizzare queste strategie. 

Potresti lasciarmi una recensione qui sotto, mettere un like e condividere questo articolo e consigliare il mio sito.

Per me significherebbe davvero molto. Grazie di cuore! 

Se ti va di rimanere in contatto seguimi sui miei canali social o iscrivendoti alla mia community gratuita JobHero di Guglielmo Dragotta

Ogni giorno mi impegnerò a rendere più facile e affascinante il viaggio che trasformerà le tue esperienze, competenze e talenti in un lavoro arricchente di cui tu potrai andare fiero.

Se hai voglia di conoscermi di persona per raccontarmi i tuoi progetti prenota una Consulenza Conoscitiva Gratuita con me di 40 minuti: https://guglielmodragotta.it/consulenza-conoscitiva/

“Se insisti e resisti, raggiungi e conquisti”

Guglielmo 

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Guglielmo Dragotta

La mia missione è aiutare le persone ad esprimere il proprio talento e potenziale per trovare il posto nel mondo (del lavoro) che meritano ed essere felici.

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