Sei pronto a prendere in mano la tua carriera?

Perché la “Febbre da Formazione” non serve a realizzarsi professionalmente

Oggi devo scendere in campo per difendere chi pensa di dover riqualificare il proprio progetto professionale dovendo investire NECESSARIAMENTE nell’ennesimo corso di Laurea, Master oppure nell’ennesimo corso di specializzazione online che fornisca un attestato di partecipazione.

Voglio aiutare chi ha come una vocina nella testa che dice…

Probabilmente pensavi di essere il solo a cercare queste risposte…

Ebbene, posso affermare dopo più di 10 anni di carriera che non sei solo affatto e che è ormai fisiologico porsi queste domande.

L’80% di chi pensa di affrontare la situazione di crisi professionale assecondando quella “vocina nella testa” non riuscirà a correre ai ripari.

Mi spiace dirtelo MA chi investe frettolosamente in formazione “tradizionale” non ha capito assolutamente NULLA di quale sia OGGI il funzionamento del mercato del lavoro.

E devo dirtelo subito:

Sento come un dovere morale nei confronti di chi continua ad agire senza prima aver:

  • preso consapevolezza reale di sé
  • costruito una strategia adeguata
  • studiato piano d’azione pratico per ridisegnare il proprio progetto professionale.

Farai un buco nell’acqua come quello fatto da migliaia di cercatori d’oro che nel 1850 senza esperienza e competenze partivano con la “promessa” di fare fortuna.

Numerosi sfortunati sopportarono momenti duri e privazioni, in esotici luoghi alla frontiera della civilizzazione, per una piccolissima ricompensa ai limiti del dignitoso.

Cosa c’entra tutto questo con te e la scommessa nell’Università?

C’entra eccome poiché oggi non si parla più di “Febbre d’oro” ma di “Febbre da Formazione Accademica (e non)”.

Non vorrei però che la storia si ripeta a causa dell’ignoranza di chi appunto, ignora, la “macchina” del mercato del lavoro odierno.

ATTENZIONE:

Dopo aver ricevuto centinaia di richieste di aiuto, feedback su come ri-disegnare la propria vita professionale ho deciso di scrivere questo articolo-lezione.

L’obiettivo è di svelarti i ragionamenti che devi assolutamente fare PRIMA di prendere una decisione costosa in termini di tempo, energie e risorse.

Non posso più ignorare

Ricevo molti messaggi del genere che non posso più ignorare. 

Dovevo far qualcosa quindi eccomi qui, ancora una volta, a distruggere le tue certezze sul mercato del lavoro andando contro corrente.

D’altronde se ti dicessi quello che ti dicono tutti online non cresceresti mai professionalmente e continueresti e perpetrare i tuoi errori perseguendo scelte sbagliate.

Messaggi del genere sono per me all’ordine del giorno:


Durante la lezione live stavi dicendo qualcosa in merito al fatto che in questo momento assolutamente sconsigli l’iscrizione ad un nuovo percorso di studi accademico. 

Ecco, ti confesso che era proprio quello che avevo in mente, ci ragionavo negli ultimi mesi e ora mi stavo a poco a poco convincendo della bontà del proposito, per questo la tua affermazione ieri mi ha un po’ spiazzato, e non sono riuscita a sentire la prosecuzione del tuo pensiero, perché la diretta si è interrotta.

Ti posso chiedere le ragioni della tua posizione?

E il tuo “no” all’iscrizione ad una seconda laurea è generale oppure vi sono anche motivazioni specifiche legate alla situazione attuale di crisi pandemica?

(parafrasando: non ha senso iscriversi ad un’altra laurea se ancora non si è capito chi si è, cosa si vuole e da che parte si stia andando)

Nello specifico, giusto per chiarezza, avevo in mente proprio un percorso “professionalizzante” (.. o almeno credo), dal momento che la mia laurea in filosofia in questo senso aiuta poco e niente, ovvero un curriculum di stampo più scientifico, ad esempio una specialistica in Data Analysis.

Ti ringrazio se potrai rispondere, sarebbe un aiuto davvero molto prezioso per me in quanto reputo il tuo parere in materia assolutamente fondato ed affidabile. Mi scuso per averti disturbato e ti auguro una buona giornata!!”


Pensando che la panacea dei “mali” lavorativi sia la mancanza di competenze tecniche si dimostra di non conoscere il mercato del lavoro e il funzionamento REALE delle aziende.

Dunque ignori i seguenti punti:

> Il mercato del lavoro oggi è liquido e in continuo mutamento ed è necessario differenziarsi con tecniche ad hoc fuori da ogni luogo comune o sentito dire

> Migliaia di professionisti novelli in Italia non hanno le strategie adeguate (non le competenze tecniche attenzione) per rendersi occupabili

> Molti vogliono dare significato a tutti i sacrifici fatti in termini di tempo, studi ed esperienze “unendo i puntini”

> I “pezzi di carta” non sono più garanzia di successo né tanto meno costituiscono una sorta di “bene rifugio” contro la disoccupazione

> Le aziende danno per scontate (di default) le competenze tecniche e le conoscenze apprese a favore invece delle soft skills

Ma non è tanto questo che mi preoccupa:

Mi preoccupa che tu ti senta “in trappola” e che l’unica via d’uscita considerata sia un’altro vicolo cieco:

la formazione tradizionale accademica o l’ennesimo certificato di partecipazione utile come quando arrivi secondo al torneo di bocce al centro estivo.

Se veramente tu avessi lavorato sul tuo posizionamento, ti saresti già proposto come lo specialista di qualcosa di unico accrescendo la tua occupabilità sul mercato.

Ma non temere siamo qui apposta, possiamo ancora rimediare ma non posso più stare in silenzio.

Quando vedo gli altri sbagliare non posso girarmi dall’altra parte.

Facciamo un passo indietro e analizziamo il profilo in questione perché la sua storia può essere molto simile alla tua e potresti già adesso trovarti nella stessa identica circostanza di chiedere a te stesso:

“Farò bene ad iscrivermi all’Università oppure perderò soltanto tempo e soldi?”

Facciamo chiarezza altrimenti non uscirai vivo da questo blocco professionale.

Mai come in questo periodo di corsa forsennata ad una formazione professionalizzante “per non rimanere con le mani in mano” si generano mostri e leggende che portano totalmente fuori strada candidati e professionisti di oggi e domani.

Persone che non hanno ancora le idea chiare di come costruire dalle fondamenta un progetto professionale solido e duraturo si affidano ad un nuovo “titolo” da mettere in cameretta.

Ma non allarmarti se pensavi anche che tu che questa fosse la strada corretta da seguire ci tengo a dirti che non è colpa tua e non sei affatto solo.

E’ colpa del sistema che spinge a questa corsa forsennata da cricetini all’inseguimento dell’ennesimo titolo da appendere alla parete sempre più privo di spendibilità reale.

Si vengono quindi a creare due tipologie di candidati che vivono fortemente la necessità di cambiare vita lavorativa ma che non sanno bene da dove cominciare.

E sai bene che quando non si hanno le idee chiare si finisce per affidare le proprie speranze alla Formazione Accademica (e non solo) tentando invano di ricollocarsi nel mercato del lavoro.

Le due categorie sono:

  • I Candidati che non hanno un titolo accademico e che dopo diversi lavori vorrebbero trovare la “strada” una volta per tutte e credono che serva il “pezzo di carta”
  • I Candidati che hanno già una laurea, magari una seconda laurea specialistica ed un Master, e nonostante ciò ritengono che quelle scelte formative fatte da giovani siano errori di gioventù a cui porre rimedio con una NUOVA ENNESIMA sfavillante laurea perché “così richiede il mercato”

Ok, vediamo nel dettaglio partendo con alcune considerazioni utili ai fini di un ragionamento consapevole e approfondito.

I primi candidati pensano che la laurea sia un titolo di “default”.

Un pezzo di carta che tutti, ma proprio tutti, debbano avere QUINDI necessario correre immediatamente ai ripari prendendolo senza se e senza ma.

Sono “fuori tempo” ed hanno come la sindrome da Peter Pan.

Dopo aver lavorato magari per 5-6-10-12 anni o addirittura come nel caso di Giovanna che lavora da quando aveva 15-16 anni, vorrebbero tornare indietro e rivivere quei momenti di giovinezza attraverso un percorso di laurea triennale (online o offline).

I secondi invece li chiameremo i “pluridecorati mangiatori di titoli” non sanno dove si trovano e non sanno in quale direzione andare né tanto meno (è abbastanza ovvio) come arrivarci MA hanno una certezza (errata e totalmente fallace) che se prenderanno l’ennesimo titolo di studio ALLORA saranno al sicuro nel mercato del lavoro così ecco a studiare, studiare e ancora studiare saltando di palo in frasca.

La storia di Giovanna

Vi riporto la storia di Giovanna per riassumere il concetto:

Ho lavorato da quando avevo circa 15-16 anni come barista crescendo pian piano in ruolo e mansioni e responsabilità. Mi sono diplomata ma ho sempre lavorato investendo su questo tipo di professione passando dall’essere una barista in sala ad essere una bar manager e gestendo due locali, magazzino, rapporti con fornitori, clienti, cassa etc. Faccio yoga, leggo ed amo passeggiare col mio cagnolino. Ho perso il lavoro perché ho deciso di reinventarmi e di rimettermi in gioco a 31 anni in modo nuovo.

Mi piacerebbe un lavoro da ufficio, da impiegata. Magari come assistente di direzione o altro, non so. Sono molto dinamica, mi piace mettermi in gioco e mi piace sempre ricevere stimoli nuovi per andare avanti e crescere costantemente, Mi piace un contesto stimolante, dinamico e frizzante dove potermi esprimere davvero a pieno. Penso però di non avere le competenze tecniche e le basi quindi sto pensando di iscrivermi alla Facoltà di Economia dell’Università della mia città. Faccio bene, sono ancora indecisa, ma non posso più aspettare che il lavoro venga a bussare alla mia porta. So che mi devo dare da fare avendo un piano.

Giovanna lavora praticamente da metà della sua vita. Ha un diploma ma non ha mai frequentato l’università. Non ha quel tanto “ambito” pezzo di carta che possa darle quanto ritiene FONDAMENTALE per cambiare vita e lavoro. Ma chiediamoci subito:

Quel pezzo di carta OGGI dopo più di 10 anni di attività lavorativa ha realmente un qualche tipo di validità per cambiare lavoro?

Oppure è il concetto che ci hanno trasmesso dell’ “avere la laurea” a inseguirci e bloccarci in questo ragionamento controproducente?

Inoltre siete partiti dall’analizzare il mercato per rintracciare valide informazioni che non siano OPINIONI (opinabili appunto come dice la stessa parola) ma che siano DATI DI FATTO di ciò che realmente cercano le aziende?

Sai identificare leggendo un annuncio di lavoro quali siano i

– Requisiti Mandatori

– Nice To Have

– Rumore di fondo

Oppure continui a fare CV Spamming senza avere una strategia ed un piano d’azione pratico?

Studiamo insieme il caso di Giovanna.

Beh lei non sta minimamente mettendo a frutto le sue esperienze di vita collezionate in 31 anni di età. In poche frasi ha completamente dato per scontate informazioni che valgono come un tesoro snobbandole.

Proprio come il candidato medio ha commesso un errore sottovalutato ma al contempo grottesco.

Un errore, bada bene, che accresce il “tasso di mortalità” delle Application portandolo a circa l’89-90%.

Sai a cosa mi riferisco? 

Pensaci un attimo. Stoppa la lettura di questo articolo-lezione e pondera la situazione.

Bene, hai pensato a sufficienza.

Ti svelo quale sia l’errore così continuiamo a ragionare.

Il candidato medio (dire nella media della mediocrità) non considera il pieno della propria vita, delle proprie esperienze personali e professionali.

Il candidato medio fa questa grandissima fatica di cercare di sporzionare tutto quello che riguarda il personale dal professionale.

ERRORE – ERRORE – ERRORE

Bisogna partire dal presupposto che la nostra vita è un TUTTO contaminato e noi siamo il risultato di questa somma di esperienze. 

“Guglielmo più facile a dirsi che a farsi”

Ovviamente. Se fosse così immediato il tasso di disoccupazione non sfiorerebbe il 30% nel nostro Paese non credi?

Però c’è un però.

Seguendo il mio metodo consolidato che insegno all’interno della JobHero Academy (www.jobhero.it) ti verrà svelato per filo e per segno come ragionano selezionatori e datori di lavori e ti preparerai a diseppellire il tesoro ormai dimenticato del “Master della Vita”.

IL TESORO SEPOLTO (E NON QUALIFICATO) DEL “MASTER DELLA VITA”

Ebbene si, la vita insegna molto più di un Master universitario da decine di migliaia di euro MA soltanto se siamo in grado di vedere nel dietro le quinte di ogni singola esperienza che abbiamo collezionato attribuendo il significato corretto per rivalutare il nostro progetto professionale.

Se non conosci il mio Metodo FA.RI.SI.CO. ti suggerisco di vedere questo video…

Benissimo, mi stai seguendo ancora? Ok, continuiamo…

Hai mai sentito parlare ad esempio dell’ EFFETTO COMPOUNDING?

Traslandolo dal mondo dell’economia e della finanza ed adattandolo al proprio progetto professionale intendiamo che la nostra vita, come è facile immaginare, è la sommatoria di tutte le nostre esperienze di vita E professionali.

Le une non devono assolutamente escludere le altre.

E’ questa sommatoria di esperienze e sopratutto dei significati che siamo in grado di attribuire ad ogni fatto che diventa UTILE potenzialmente a datori di lavoro e selezionatori.

Il candidato medio, come Giovanna del nostro esempio, allora cosa fa?

Si accorge velocemente che il suo lavoro precedente di Bar Manager non c’entra nulla con quello da impiegata. 

Si tratta d’altronde di lavori già per natura molto diversi, apparentemente come il giorno e la notte.

Il lavoro nel locale, dinamico, veloce, a contatto col pubblico, destrutturato etc.

Molto differente da un lavoro in ufficio, sedentario, dietro una scrivania.

La laurea sembra il percorso più naturale del mondo.

Giovanna deve conseguirla immediatamente.

NIENTE DI PIU’ SBAGLIATO.

Giovanna non avrebbe scampo e la trappola dell’Università o di qualsiasi altro titoletto apparentemente abilitante è lì come una spada di Damocle che incombe ma neanche lei sa realmente il motivo di quell’investimento e del perché le possa servire davvero.

Giovanna non sta minimamente considerando il quadro d’insieme, non sta valorizzando la sua vita a 360 gradi mettendo le informazioni nella prospettiva corretta e rischia di tuffarsi divenendo preda della Febbre da Formazione Accademica.

Bisogna vaccinarci contro questi luoghi comuni altrimenti facciamo arricchire le Università o il proliferare enti di formazione online che sono dei veri e propri “ESAMIFICI” che non insegnano realmente a stare al mondo né tanto meno a portare una reale utilità alle aziende se non puro nozionismo.

ATTENZIONE: non sto dicendo che un ragazzo di 18 anni oggi non debba frequentare l’Università ma che un uomo o donna di 30 rimanga folgorato sulla via per Damasco cambiando radicalmente vita grazie all’Università dopo anni di lavoro già sul campo.

Crea il tuo ecosistema professionale

Alleniamo la visione di insieme sistemica lavorando sul creare un ECOSISTEMA di informazioni, dati, risultati capaci di portare un forte valore aggiunto all’azienda. 

Allora cosa accade? 

Accade che il candidato medio cerca nuove soluzioni cercando di saltare di palo in frasca senza mettere insieme i pezzi credendo che sia impossibile farlo perché ormai la propria carriera e vita professionale è segnata per sempre.

Giovanna la pensava allo stesso identico modo.

NIENTE DI PIU’ SBAGLIATO.

Estraiamoci un attimo, alziamo lo sguardo e ripensiamo alle informazioni raccolte seppur brevemente dalla storia in sintesi di Giovanna e da quelle che CREDE essere oggi possano essere le strade da seguire per diventare una impiegata in ufficio.

Innanzitutto ha le idee ancora molto confuse sul futuro. Dire di voler lavorare in ufficio non basta per dirottare le proprie energie in una direzione piuttosto che in un’altra.

Nè tanto meno agire di impulso e lanciarsi in un percorso universitario o “professionalizzante” le farà trovare IL lavoro dove davvero possa esprimere se stessa.

Primo consiglio: prima di prendere una decisione costosa in termini di risorse (tempo, soldi, emozioni) consideriamo tutti i possibili risvolti.

Giovanna dovrà conoscersi ancora più di quanto possa pensare capendo nello specifico cosa le piaccia dell’idea del lavoro d’ufficio. Perché proprio in ufficio e non in negozio? Perché dopo circa 15 anni di attività voglia abbandonare la posizione di Bar Manager? Cosa è accaduto? In che modo è maturata grazie al lavoro? Quali “touchpoint” esistono tra il suo vecchio lavoro come Bar Manager e il lavoro da impiegata? Quali aspettative ha sul lavoro? Cosa significa per lei lavorare? Etc. Etc.

Insomma molte domande puntuali e ben focalizzate faranno prendere consapevolezza a Giovanna di chi è, cosa sa, cosa fa, come lo fa, perché lo fa, cosa le piace/piacerebbe fare e perché e molto altro.

Prendere Consapevolezza di tutto questo è il primo fondamentale passo del nostro viaggio alla ri-progettazione professionale.

Molto bene, continuiamo.

Giovanna a questo punto ha più risposte del solito ma non è ancora in grado di dare il corretto significato alle esperienze che ha collezionato nella sua vita, prima come cameriera, poi come barista e bar tender poi ancora come Bar Manager.

E’ qui che bisogna porre l’accento sui FATTI. In questo modo ripensando nel concreto ad ogni singola giornata trascorsa nel “vecchio” ruolo siamo in grado di rintracciare le mansioni espletate, le responsabilità, le competenze tecniche e trasversali, i risultati e le strategie adoperate per essere la professionista che oggi è diventata.

“Ma Guglielmo, come faccio a rintracciare tutte queste informazioni e soprattutto come faccio a decifrarle e metterle a sistema?”

Bene, ci sono io apposta. Nessuno ha detto che sarebbe stato immediato come schioccare le dita ma di sicuro è fattibile ed è quanto insegno ai miei allievi privati nel percorso della JobHero Academy (INFO QUI).

Molto bene adesso è importante mantenere i nervi saldi e la concentrazione.

Sei ancora con me? Ottimo! Continuiamo…

Approfondimento caso

Potremmo esplorare la vita personale e professionale di Giovanna ma direi per comodità di soffermarci ad approfondire soltanto parzialmente le informazioni condivise perché non vorrei che questo articolo-lezione diventasse un trattato napoleonico né tanto meno che tu ti confondessi per le troppe informazioni di estremo valore veicolate.

L’estratto dei dati da considerare direi che potrebbero essere questi:

> Cameriera, Barista, Bar Tender, Bar Manager di 2 locali

> Rapporti con i fornitori, con i clienti, gestione magazzino

> Ambiente dinamico, stimoli e confronto

> Lavora da quando aveva 15-16 anni

> Yoga, Leggere

Molto bene, abbiamo estrapolato alcune informazioni sulle quali porre il focus come un laser per disseppellire i fatti anche più scontati girandoli a nostro vantaggio.

Così cosa scopriamo facendo delle inferenze? Ad esempio che Giovanna:

> Ha sempre investito sulla sua evoluzione e crescita senza pesare sul suo datore di lavoro generando sempre maggiore valore aggiunto per i titolari delle attività. Infatti da “semplice” cameriera ha studiato e frequentato dei corsi per nobilitare il suo ruolo e crescere fino a diventare Bar Tender. Ha imparato non soltanto a gestire la sala e le comande incrementando del tot % lo scontrino medio ma anche il tasso di fidelizzazione della clientela e quindi massimizzando la “vita di spesa media” di ogni cliente. Inoltre studiando i prodotti in entrata e in uscita dal magazzino e considerando la “shelf life” di ogni prodotto ha sperimentato alcuni cocktail “della casa” in base alle scadenze di spezie ed erme aromatiche così da far diminuire gli sprechi del tot % e massimizzando i ricavi dell’X%.

> Ha anche allenato la sua creatività come Bar Tender creando nuove proposte che dessero più movimento alla solita lista e indetto delle serate tematiche. Come Bar Manager poi ha avuto la responsabilità di ben due locali da tot coperti, tot fatturato, tot budget gestito, tot risorse coordinate, tot fornitori gestiti, tot ordini movimentati in magazzino, tot problematiche amministrazione e gestione e molto altro.

> Ha allenato le sue competenze relazionali e di gestione del cliente accrescendo nello specifico le competenze trasversali come Capacità di analisi, di sintesi, di orientamento al cliente e al risultato, il coordinamento di risorse, il team working e la negoziazione oltre che una pianificazione attenta ed uno spiccato Problem soling. Ha dovuto anche saper adoperare strumenti pratici e applicativi per la fatturazione, la pianificazione, la movimentazione delle merci, rendicontazione, comunicazioni con banche ed istituti per versamenti e prelievi di contante, predisposizione preventivi per eventi privati al locale sia per privati che per aziende e molto altro.

> Ama ambienti dinamici dove possa muoversi in autonomia senza sovrastrutture limitanti in un contesto che possa stimolarne la crescita, l’innovazione e che possa apprezzare il suo contributo anche fuori dai soliti rigidi schemi.

> Lavora da quando era ancora minorenne ed è stata abituata a farlo per necessità familiari molto probabilmente. Nessuno comincia altrimenti così giovane ancora bambina. Questo è un punto a favore perché vuol dire che si è fatta le ossa da sé, che è cresciuta sul campo allenando ogni più piccolo muscolo per sopravvivere e dare il suo contributo. Nessuno le ha regalato nulla ed è sempre stata lei artefice del suo destino e futuro. E’ una donna quindi ancor più energica e motivata a raggiungere da sempre i propri obiettivi e scopi anche nelle situazioni più dure perché ha dovuto contare da sempre solo sul suo intuito e sulle sue competenze. E’ una donna che si è fatta da sé e non ha paura di osare e mettersi in gioco sfidando lo status quo.

> Ama lo yoga e la lettura. Dello yoga possiamo esacerbare la capacità di meditare, rimanere lucidi nel qui e ora, nel prendere decisioni non dettate dall’emotività sia con clienti che fornitori. Lo yoga può essere considerato anche come strumento per mantenere focus e concentrazione nei momenti di forte stress e difficoltà. La lettura può spingerci a pensare, se mettiamo in leva l’informazione, che Giovanna sia una persona che ama approfondire, scoprire, conoscere nuovi mondi, metodi e sistemi attraverso lo studio e il confronto che a secondo dei suoi obiettivi potrebbe dirottare nella lettura di nuovi metodi di gestione, di vendita, di pianificazione etc. etc.

Ok, vedi come per ogni misera informazione indicata velocemente senza alcuna attenzione e scrupolo da Giovanna possiamo tirar fuori moltissime altre informazioni che sarebbero rimaste celate per sempre al 90% dei selezionatori?

Allena le tue capacità deduttive

Parti dal presupposto che il selezionatore medio è mediocre e tutt’altro che skillato per fare questo mestiere quindi è necessario presentargli sotto gli occhi le informazioni più utili già digerite e pronte all’uso.

Quali altre inferenze e deduzioni possiamo fare, qui come esercizio di stile?

Giovanna non si troverebbe bene in aziende strutturate eccessivamente con persone che le dicano per filo e per segno cosa fare perché può lavorare bene in team ma è forte in lei l’essere un battitore libero.

Un ambiente e un ruolo che le permettano di poter esprimere le sue peculiarità e il suo spirito di “sopravvivenza” saranno necessari affinché lei possa sbocciare in un nuovo ruolo e affinché l’azienda possa essere orgogliosa del suo operato votato al risultato più che al come questo venga raggiunto.

Giovanna crede di poter essere una brava operativa in ambito impiegatizio magari come assistente di Direzione senza averne le prove e senza aver minimamente valutato il suo profilo, il mercato del lavoro, senza neanche aver studiato gli annunci di lavoro per comprenderne i pattern e le richieste più o meno allineate al suo essere.

E non ha neanche completamente riflettuto su tutti gli altri scenari papabili e assolutamente possibili dove potrebbe “riciclare” il novero delle sue competenze tecniche e trasversali come ad esempio: Account, Commerciale, Junior Buyer, Team Leader, Addetto Back Office Estero, Impiegato amministrativo, Impiegato Supply Chain, Store Manager e molto altro.

Perché non ha minimamente unito i puntini delle sue esperienze di vita attribuendo a ciascuna il corretto peso specifico?

Perché non ha un Metodo, né una Strategia né tanto meno un Mentore.

Eppure cosa ha pensato subito di fare?

Di iscriversi all’Università come se quello potesse essere il suo reale lascia-passare.

Per 3/4 delle posizioni lavorative proposte a titolo esemplificativo qui sopra non serve alcuna laurea ma “semplicemente” saper RIVALUTARE le esperienze già collezionate comunicandole in modo efficace e persuasivo utilizzando le tecniche e strategie approfondite all’interno del mio programma formativo JobHero Academy.

La laurea non risolverà i tuoi problemi così come i tuoi problemi professionali non verrano risolti magicamente frequentando un corso di perfezionamento di lingua inglese o di excel perché CREDI che siano quelle le lacune del tuo profilo professionale per le quali non vieni contattato e preso in considerazione.

La storia di Giovanna può essere anche la tua storia proprio come quella di Anna, di cui ti parlo tra pochissimo. 

Quindi leggila attentamente perché troverai di certo numerosi punti di contatto con le tue esperienze, con i tuoi pensieri, con i ragionamenti fatti o che stai per fare.

La storia di Anna

Vedi la storia di Anna come un esercizio da poter applicare anche alla tua esperienza.

Prova a leggere la sua storia con occhio vigile e attento imitando quanto fatto da me poc’anzi con il caso di Giovanna e trasla alcuni dei ragionamenti fatti a questo nuovo caso.

Non sono un indovino (QUI puoi leggere chi sono, cosa faccio e sopratutto perché lo faccio) ma conosco fin troppo bene il mercato del lavoro dopo più di 31.181 storie raccolte, più di 3.000 ore di colloqui fatti e circa 100 sessioni di coaching ogni singolo mese erogate (qui puoi scoprire come richiedere la tua Consulenza Conoscitiva: LINK).

Anna si descrive così:

Sono una neolaureata nonostante la mia età (30 anni). Lavoro in realtà da più di 12 anni. Ho sempre lavorato mentre studiavo e questo è stato un bene ed un male al contempo. Non mi sono potuta mai concentrare su una specifica attività dando un focus professionale ben chiaro e diretto alla mia vita. Ho lavorato sin da piccola nelle chiese svolgendo attività di guardiania. Poi ho approfondito lo studio delle lingue come l’inglese grazie al lavoro svolto nel padiglione della Nuova Zelanda in biennale di Venezia.

Ho capito di voler imparare le lingue perché essendo una persona molto comunicativa ho sentito l’esigenza di poter comunicare parlando e facendomi capire anche da chi appartiene a culture diverse.

Dopo anni in questa compagnia ho dovuto optare per un lavoro più stabile che non fosse soggetto alle stagioni così ho cominciato a lavorare all’interno di un negozio il Gufo Artigiano occupandomi di vendita di articoli artigianali di stampo prevalentemente turistico.

Ho maturato un interesse per l’arte e per le lingue ed ho studiato filosofia per passione.

Nel lavoro ho avuto diverse difficoltà da affrontare che mi hanno permesso di uscirne arricchita grazie ad una delle doti principali che riconosco a me stessa: essere molto brava nelle relazioni col pubblico e nel costruire una relazione empatica di prossimità molto velocemente creando una connessione col mio interlocutore. Questa dote mi è servita anche nelle vendite per essere performante. Sono stata anche assistente turistica.

Per il futuro mi piacerebbe poter utilizzare la componente delle relazioni al pubblico in modo però da qualificarmi e valorizzarmi senza tornare a fare lavori duri e poco gratificanti come avvenuto fino ad oggi. Ho voglia di trovare finalmente la mia cifra caratteriale e mostrarla agli altri. Sono molto paziente.

La storia di Anna è sorprendente ma lei ancora non lo sa perché è troppo coinvolta per riuscire a comprenderne potenzialità e competenze da valorizzare e comunicare a selezionatori e datori di lavoro per esprimere il suo talento e sbocciare.

Adoro queste storie, adoro aiutare le persone a guardare dove le persone non vedono. Mi diverto a ricomporre il puzzle valorizzando le esperienze di una persona che non conosco di cui mi affascina la storia.

D’altronde come dico sempre ai miei allievi: 

Tu ci metti la tua storia e le competenze,io ti insegno la strategia per comunicare in modo vincente il tuo progetto professionale imparando il linguaggio di selezionatori e datori di lavoro.

Cosa possiamo notare dalla storia di Anna?

Quali elementi saltano fuori dalla sua storia che possiamo utilizzare per valorizzare la sua CIFRA CARATTERISTICA?

Ok vediamo subito alcune delle paure più ricorrenti che scoppiano come un bubbone nella mente di chi non ha ancora le idee chiare su dove ci si trova e in quale direzione bisogna puntare.

Paura 1: Troverò davvero la mia strada nella vita? 

La domanda giusta da farci credo che sia: sono sulla strada giusta? 

Troppe persone non sono sulla “strada giusta” perché vivono la vita di qualcun altro seguendo le aspettative di altri, i sogni e le vite di familiari, parenti, amici, cugini etc.

A mio avviso, per essere sulla strada giusta dobbiamo vivere una vita che ci appartiene, che sentiamo nostra. 

Devi imparare a identificare chi sei, cosa fai, come lo fai, perché lo fai, cosa ti piace fare e cominciare ad unire i puntini di tutto ciò che hai già vissuto.

Troppe persone (candidati e professionisti) mi chiedono di dargli la bussola per riprendere il loro cammino professionale e cercano di andare OLTRE con corsi di formazioni. 

C’è chi crede di non essere più sulla strada giusta e quindi di non venire contattato dalle aziende o di essere sistematicamente scartato perché non conosce l’inglese, perché non conosce excel, perché non sa parlare in pubblico, perché non ha un master di specializzazione, perché ha un profilo troppo generalista e la soluzione più scontata e studiare inglese, excel, allenarsi allo specchio per parlare ad alta voce, certificarsi con qualche scuoletta online che rilasci attestato e il gioco è fatto.

Nuovamente la sindrome della “Febbre da formazione” che porta ad analizzare per differenza ciò che ci manca piuttosto che imparare a valorizzare quello che già abbiamo:

UN TESORO SEPOLTO di esperienze, competenze accidentali, lavori strumentali, risultati e storie che potrebbero farci ottenere GIA’ ADESSO ciò che vogliamo MA che non siamo in grado di valorizzare unendo i puntini, mettendoli a fattor comune creando un ecosistema capace di accrescere il nostro posizionamento come professionista credibili e autorevoli che un’azienda sarebbe ben fortunata di annoverare tra le proprie risorse.

Dopo più di 10 anni di attività come imprenditore, formatore, consulente, manager, coach e selezionatore posso dirti con precisione chirurgica che nell’80% dei casi abbiamo già tutti gli strumenti che ci servono per arrivare al traguardo e completare il nostro progetto professionale MA non sappiamo attribuire il corretto valore e “peso specifico” alle nostre esperienze, non sappiamo “lavorarle” in modo da arrivare ad un prodotto finito e tendiamo a vederci sempre come un “work in progress” a cui manca sempre un pezzo.

Tu non sei un semi-lavorato a cui manca una certificazione per poter essere “acquistato” dall’azienda.

Ciò che ti serve non è guardare a ciò che manca alla tua cassetta degli attrezzi ma alla cassetta degli attrezzi in sé mettendola in collegamento a ciò che devi fare con quegli strumenti altrimenti come capisci se ti serve la chiave inglese o piuttosto un martello.

Per capire se ti trovi sulla strada giusta per raggiungere il tuo scopo devi comportarti proprio come se affrontassi un viaggio.

Immagina di dover andare a trovare i tuoi parenti nella casa dove sei cresciuto.

Parti da un punto A per arrivare ad un punto B.

In che modo capisci se ti stai allontanando o avvicinando a destinazione?

Potresti interrogare un navigatore e trovare il percorso più adatto, veloce, sicuro, economico.

Bene nella vita non è sempre semplice avere a portata di mano questo tipo di “navigatore” ma di certo se non sai dove ti trovi e non sai neanche quale sia la destinazione non saprai MAI se sei sulla strada giusta.

Sei d’accordo con me?

Bene, io aiuto le persone a capire 3 cose fondamentali:

  1. Dove si trovano
  2. Dove vogliono andare
  3. Come arrivarci

Soltanto trovando questi tre punti sarai in grado di valutare se ti conviene prendere al bivio la strada A o la strada B.

Ecco questo è ciò che bisogna imparare a fare per costruire il proprio progetto professionale. Se non sai se la strada dove ti trovi è quella giusta dopo tutti i sacrifici fatti e prima di tuffarti nel vicolo b al bivio della vita dove ti trovi adesso forse sarebbe il caso di valutare dove ti trovi realmente, dove vuoi realmente arrivare e quali opzioni esistono per arrivarci.

Non pensare che esista una strada per arrivare a meta e che quella strada sia determinata da ciò che PENSI ti manchi e che la soluzione UNICA sia una laurea, un master o altri attestati.

Vediamo adesso un’altra grande paura che porta a prendere scelte affrettate mangia soldi, tempo ed energie allontanandoti dalla creazione di un progetto professionale solido e basato sui fatti e non sulle opinioni della gente.

Paura 2: Sono in ritardo? 

Questa è una paura molto comune tra le persone con cui lavoro. 

Mi dicono: 

“Guglielmo, ho paura di essere in ritardo. Sento che sto perdendo tempo prezioso. Penso di essere indietro rispetto ai miei coetanei. Ho buttato via un sacco di anni ed ora sono in ritardo. Avrei dovuto studiare A e non B quindi adesso devo recuperare. Ho 30 anni e non sono più interessante per il mercato del lavoro”

Io rispondo quasi sempre dicendo: 

“Sei in ritardo perché stai aspettando alla stazione sbagliata”

Cosa intendo dire? Leggi attentamente le mie parole.

Molte persone non capiscono in quale “stazione” metaforica prendere il treno che potrebbe cambiare la loro vita professionale.

Aspettano a quella fermata perché così gli ha detto qualcuno e così perdono tempo, sbagliano direzione e poi hanno la fretta di dover recuperare e tornare sui propri passi per arrivare comunque in tempo alla meta.

Questa è tutta “fretta” che creiamo nella nostra mente, che non ci aiuta assolutamente a trovare la nostra strada. Anzi.

Quest’ansia di essere in ritardo sarà la causa di tante scelte sbagliate come quella di lanciarsi in un nuovo corso “professionalizzante” magari come Social Media Manager (ne è tristemente pieno internet) senza alcuna garanzia affascinati solo dal fatto che si parli di digitale e che il digitale è associato al futuro (ma chi l’ha detto poi?).

Scelte sbagliate dettate ancora una volta dal sentito dire, da luoghi comuni, false credenze che ci allontanano da uno studio attento di noi stessi e del mercato del lavoro.

Ti ricordo che per avere successo nell’arena sempre più competitiva del mondo del lavoro devi sempre fare una triangolazione tra:

  1. Tue aspettative
  2. Aspettative del datore di lavoro
  3. Specifiche tecniche e trasversali del ruolo

E per capire come andare alla “stazione” corretta devi prenderti il tuo tempo altrimenti rischi di commettere l’errore dei cercatori d’oro in piena frenesia che alla fine tra le mani hanno stretto soltanto un pugno di mosche.

Voglio condividere con te la storia di Suze Orman. 

La storia di Suze Orman

Suze è una consulente finanziaria multimilionaria, scrittrice, speaker motivazionale e conduttrice televisiva. Ha creato un suo show televisivo “The Suze Orman Show” trasmesso da CNBC e vincitrice del Gracie Award in America. 

Durante un’intervista su Linkedin, ha raccontato: 

“Da ragazza ho deciso di lasciare Illinois. Ho messo tutto quello che avevo dentro un van della Ford ed insieme a pochi amici ci siamo spostati verso la California.

Il mio primo lavoro una volta arrivata in California, all’età di 22 anni, è stato come giardiniere, curando e ripulendo alberi e cespugli. Dopo quest’esperienza ho lavorato per 7 anni come cameriera. 

E’ solo a 30 anni che sono riuscita a trovare uno stage come stock broker, che mi ha portato fino a dove sono oggi. 

Ora, non sto consigliando ad un ragazzo ventiduenne di aspettare 8 anni per trovare il lavoro giusto per lui. Ma allo stesso tempo, spero che tu sia paziente con te stesso. 

Dai a te stesso tempo e spazio per trovare la tua strada nella vita. Non ti sto dicendo di essere “lazy”. Ho lavorato duramente nei miei 20 anni. E non cambierei nessuna delle esperienze che ho fatto in quel periodo. 

Ricordarti anche che tu non sei il tuo lavoro. Ma sei la somma dei tuoi pensieri, delle tue intenzioni e soprattutto, delle tue azioni. 

Il successo arriva da chi sei tu come persona, come decidi di affrontare il mondo. Usa tutte le tue energie per lavorare su te stesso e diventare la tua versione migliore, fallo per te stesso, per i tuoi amici, per la tua famiglia e per il mondo intero. 

Non solo diventerai una persona più felice, ma questo ti permetterà di avere successo in qualsiasi carriera sceglierai.” 

Ti rendi conto? 

Suze Orman, una delle donne Americane di maggior successo, ha iniziato la sua carriera a 30 anni! E dai 22 ai 30 ha lavorato come giardiniere e come cameriera. Una donna che oggi ha un suo show televisivo, è tra le donne più ricche d’America ed aiuta milioni di persone a cambiare la propria vita! 

Sai qual è la cosa che mi ha colpito di più del leggere la storia di Suze?

“Sei la somma dei tuoi pensieri, delle tue intenzioni e soprattutto delle tue azioni”.

Niente di innovativo se ci pensi ma sempre potente e attuale.

I tre ingredienti “magici” per spiccare nel mondo del lavoro

Le nostre azioni ovviamente danno concretezza alle esperienze che viviamo e tanto più sarai in grado di unire i puntini creando valore tanto più riuscirai a RICICLARE positivamente quelle stesse esperienze permettendo a te stesso di “aggiustare” il tiro della tua vita, rimetterti in carreggiata, trovare la strada giusta per te e costruire un progetto professionale gratificante, solido e duraturo di cui andare fiero sia per te che per la tua famiglia.

Credo fortemente che per prendere il controllo della nostra vita, non sia mai troppo tardi ma che servano sempre i soliti tre ingredienti “magici”:

  1. Una Strategia
  2. Un Metodo
  3. Un Mentore

Certo, prima lo facciamo meglio è altrimenti ti sentirai sempre in “ritardo”.

Secondo consiglio: non scegliere l’ennesima facoltà universitaria semplicemente perché è un lavoro “richiesto” perché te lo consigliano i tuoi insegnanti, genitori o amici. 

Usa le strategie di cui parlo spesso nelle mie lezioni live partecipando alla vita della mia community gratuita (QUI LINK) per individuare un lavoro che ti entusiasmi partendo già dalle esperienze di vita e professionali che hai collezionato fino ad OGGI.

Continua a leggere e continua la trasformazione che è già in atto mentre leggi questo articolo che è una vera e propria lezione di crescita professionale densa di stimoli sfidanti…

Stai già cambiando… fidati!

Impara a non compensare

Anna pensa continuamente di dover “COMPENSARE” le scelte sofferte, sbagliate e poco profittevoli.

C’è chi mi scrive: 

“Non ho un’idea precisa, in quanto sto già investendo nella mia formazione: da circa 2 anni mi sono iscritta nuovamente all’università per cercare di conseguire un titolo di studio in linea con la mia mansione attuale (ingegneria gestionale). Questo comporta già una spesa di circa 2000€/annui e non credo di voler investire altro nella mia formazione”

Niente di più sbagliato. Non si può pensare di COMPENSARE. Si tratta di investimenti sul proprio futuro completamente differenti. Il sapere dell’Università è un sapere teorico, raramente pratico che possiamo utilizzare sapientemente (utilizzando le leve corrette) per enfatizzare competenze trasversali e trasferibili utili al contesto lavorativo.

Il sapere invece di cui parlo all’interno dei miei percorsi formativi (www.guglielmodragotta.it/home/corsi) è un tipo di conoscenza attiva che permette di studiare, applicare e fare esercizio allenando il proprio saper essere grazie all’utilizzo di competenze trasversali. Alleniamo il Problem solving, l’intelligenza emotiva, interpersonale e intrapersonale, la propria comunicazione efficace, curiamo il posizionamento strategico e molto altro.

Praticamente è un po’ come dire:

> Con l’Università impari un sapere che teoricamente ti permette di sopravvivere alla vita vera “da strada”

> Con i corsi JobHero impari direttamente non a sopravvivere ma a prosperare imparando la dura legge della strada

Ovviamente parafrasando intendi come “legge della strada” tutte quelle regole NON DETTE e SOMMERSE che regolano OGGI il mercato del lavoro, le aziende e gli uffici.

Capisci da te che sono cose totalmente differenti e che è come mescolare nelle addizioni a Scuola mele con pere. Il ragionamento non fila.

Quindi smettila di pensare a Compensare ma soffermati su dove porre finalmente il focus in modo persistenze e consistente per raggiungere i tuoi più alti obiettivi e traguardi professionali.

Non ti serve il “permesso” dato dall’ennesimo pezzo di carta per costruire un progetto professionale solido e duraturo ma una valorizzazione sapiente di quanto hai già esperito nella tua vita PERSONALE e PROFESSIONALE guardando con gli occhi attenti di un coach che è in grado di valorizzare la tua storia accrescendo al massimo la percezione che gli altri hanno di voi.

Anna ad esempio sottovaluta le esperienze fatte in più di 12 anni di lavoro solo perché si tratta di lavori ed esperienze non collegabili alla prima laurea in filosofia intrapresa.

Così si sente nuovamente “entry level” nel mercato del lavoro come se le avessero detto dopo la laurea appena conclusa di dover ricominciare da capo e tornare al “Via”.

Questo è il pensiero di chi non si conosce e di chi non segue il metodo delle 4 C che approfondisco all’interno del mio percorso formativo JobHero Academy (LINK):

  1. Consapevolezza di te
  2. Capitalizza le tue esperienze
  3. Comunica in modo efficace e persuasivo
  4. Contratta per valorizzarti e non svalutarti

Come ridurre il rischio professionale

Come ho imparato da Tony Robbins e come ripeto continuamente:

“La qualità della nostra vita dipende dalla qualità delle nostre domande”

Quindi le prime domande che ho posto ad Anna e che ripropongo anche a te sono le seguenti.

Ti ricordo che Anna sta pensando di cambiare totalmente vita e lavoro lanciandosi da un lavoro più relazionale a contatto con la clientela, dinamico in negozio ad un ruolo da Data Analyst:

– Perché Data Analyst?

– Cosa ti piace di qual ruolo? 

– Sai di cosa si occupa? 

– Attività? Responsabilità? Mansioni? Team? Routine giornaliera? KPI?

– Possibilità di carriera? 

– In che modo trovi che il tuo profilo possa collimare (non dal punto di vista tecnico) ma dal punto di vista di competenze trasversali? 

  • Come valorizzeresti le tue esperienze pregresse e la tua laurea in filosofia in relazione al nuovo percorso di specializzazione? 
  • Hai studiato i trend di mercato e costruito un pattern della posizione partendo dallo studio degli annunci di lavoro specifici? 
  • Hai predisposto un’analisi SWOT per conoscere punti di forza, debolezza del tuo profilo e le opportunità e minacce specifiche del ruolo da ricoprire e dello specifico settore?

Queste sono soltanto alcune delle domande che consiglio di porsi per capire se questo è solo un capriccio oppure se nell’affermazione di voler proseguire nel ragionamento di diventare un data analyst ci sia realmente convincimento avvalorato da dati e non da opinioni (opinabili appunto).

Inoltre ti sei chiesto, proprio come Anna, se ti troverai comunque in trappola una volta che avrai intrapreso questo nuovo percorso?

Sei certo di aver mitigato ogni rischio prendendo le corrette precauzioni per non finire dalla padella alla brace? 

Rifletti e poniti questa domanda:

“Sei in un oceano rosso o in un oceano blu?”

Conosci la differenza?

Molto probabilmente no quindi te la spiego io (forse non dovrei perché questo articolo-lezione è già molto ricco, troppo ricco per darlo gratis, cosa ne pensi?)

Non sono mai stato avaro e non voglio cominciare adesso… 

Oceano rosso, oceano blu

L’oceano rosso è caratterizzato da una situazione di questo tipo:

– Mercato del lavoro saturo

– Concorrenza spietata

– RAL (Retribuzioni Annua Lorda) basse

– Approccio tradizionale

in cui candidati e professionisti operano una continua (ed estenuante) lotta per aggiudicarsi una piccola chance di spiccare rispetto a tutti gli altri per ottenere il proprio “posto al sole” in un ambito in cui vi è una totale assenza di innovazione.

In un oceano blu, invece, lo scenario è completamente ribaltato:

– Mercato “libero”

– Concorrenza molto bassa o inesistente

– Ampi margini di profitto e RAL adeguate

– Approccio innovativo

Decisamente più invitante per tuffarsi (e candidare il proprio profilo professionale).

Ma la cosa più sorprendente è che questi due oceani non distano migliaia di chilometri l’uno dall’altro. Sono esattamente attaccati l’uno all’altro.

Eppure la maggior parte dei candidati continua ad annaspare nell’oceano rosso senza riuscire a valorizzare le proprie competenze, potenzialità e talenti.

Sai perché? 

Perché l’oceano blu è ancora inesplorato e occorre un’attrezzatura “speciale” per raggiungerlo.

Un kit di curiosità, propensione alla contaminazione e pensiero laterale che ti permetta di uscire dai soliti schemi superando gli ostacoli dati da luoghi comuni, false credenze bloccanti su di te e sul mercato del lavoro.

In due parole: approccio contaminato capace di creare un ecosistema (quello che di cui parlavamo prima).

Si, perché le due cose vanno di pari passo…

I candidati che spiccano per competenze trasversali in grado di monetizzare la propria “storia” di vita personale e professionale sono innanzitutto degli esploratori. 

Se hai letto la mia storia, puoi recuperare leggendo QUI, sai bene quanto sia importante prendere consapevolezza di sé e rimettersi in gioco anche quando pensiamo che ogni cosa fatta ci abbia allontanato dal nostro traguardo.

Soltanto così sarai in grado di tornare in campo ma prima guardati intorno: 

“Dove ti trovi al momento, oceano rosso o oceano blu?”

Ok ok, adesso sicuramente starai cercando di mettere insieme tutti i pezzi delle informazioni che stai raccogliendo in questa densissima lezione-fiume nella quale hai così tanto da imparare che rischi di paralizzarti.

Lo so, lo so… anche io mi sentivo così come te anni fa quando leggevo informazioni qui e là online.

Anche se di estremo valore non trovavo il coraggio di fare un investimento più strutturato che mi permettesse di unire tutti i puntini con metodo.

Adesso ciò che l’89% dei lettori fa è quello di pensare:

“Adesso non devo fermarmi. Chi si ferma è perduto quindi mi formo”

La vera domanda da porre invece sarebbe:

“Come faccio a non illudere il cervello facendo qualcosa che mi porti realmente all’obiettivo?”

Non mi fermo, mi formo = illudi il cervello

Quando non ci fermiamo e puntiamo sulla formazione stiamo sabotando il cervello dicendogli che stiamo facendo qualcosa di utile per “andare avanti” nel nostro percorso senza rimanere con le mani in mano.

Per molte persone fermarsi vuol dire “morire” ed essere tacciati da chi conosciamo come persone che non hanno ambizioni, voglia di fare e scarsa volontà. 

E’ vero? E’ capitato anche a te di pensarla così?

Ma ATTENZIONE prima di affrontare una maratona è meglio fermarsi, ossigenare, studiare il percorso, allenarsi adeguatamente.

Ti faccio questo esempio perché è assolutamente centrale rispetto al tema trattato.

Quando ricominci ad andare in palestra dopo anni cosa fai?

L’errore più comune che commettono i neofiti o gli ignoranti è quello di ricominciare facendo il “fai da te”: qualche addominale, una corsetta, qualche manubrio e TRAC strappo muscolare. 

TRAC sono passati 3 mesi e non è cambiato assolutamente nulla nel loro stato di forma fisica.

Perché?

Non si sono fermati ad analizzare la situazione, a raccogliere info, a capire come studiare un programma di allenamento che fosse davvero allineato alle proprie specifiche esigenze perché sembrava tempo buttato letteralmente perso.

Siccome il “sentito dire” ci dice di andare in palestra altrimenti diventiamo grassi e flaccidi allora dobbiamo andare, cominciamo subito ma senza la preparazione adeguata (TI CONSIGLIO L’ARTICOLO “Non stava piovendo quando Noè costruì l’Arca” dove tratto diffusamente il tema della preparazione adeguata per affrontare l’arena competitiva del lavoro).

E’ meglio fermarsi e progettare soltanto così eviteremo di fare sciocchezze, di perdere tempo, soldi e di far crollare il nostro progetto professionale.

Pensa ancora allo studio di fattibilità che mettono in atto imprenditori per il lancio di un nuovo prodotto o gli architetti per la costruzione di un nuovo edificio. 

Si può essere innamorati dell’idea del prodotto, del progetto, di quella iniziativa che avremmo sempre voluto portare avanti MA ATTENZIONE ci siamo fermati (senza partire in tromba) a ragionare, valutare, progettare?

Iscriversi all’Università è la stessa identica cosa. Non può essere una scelta avventata perché “ho sentito dire che online cercano per questa posizione”.

Dobbiamo avere basi più solide di così prima di agire.

Dobbiamo scoprirci, capirci, andare a fondo e porre pilastri solidi per poi costruire il nostro progetto altrimenti faremo un’altro buco nell’acqua e questa volta saremo ancor più lontani dalla nostra meta.

E’ paradossale ma ci allontaneremmo ancora di più dal nostro obiettivo perché andremo nella direzione sbagliata: semplice.

Studio di fattibilità fa rima con occupabilità

Costruiamo una rete di sicurezza utile alla nostra crescita, alla nostra OCCUPABILITA’ affinché possa durare nel tempo.

Procediamo per step perché il tuo progetto professionale è come la costruzione di una casa, non possiamo procedere per luoghi comuni, perché abbiamo letto su qualche rivista online che c’è boom di iscrizioni di una facoltà o di un masterino online che ti promette mari e monti altrimenti ti troverai ad intraprendere un percorso che non ti rispecchia, che non sai neanche dove ti porterà e come ci arriverai. ASSURDO.

Sto dicendo che non dobbiamo formarci? Che non dobbiamo investire sulla nostra crescita? 

ASSOLUTAMENTE NO, sono il primo che re-investe circa il 20% di ciò che guadagno in formazione continua (la media delle persone già molto virtuose ne investe circa il 3-5%).

Ma dobbiamo farlo in modo SMART perché le risorse che abbiamo sono limitate e finite: tempo e denaro.

All’interno dei miei CORSI e già durante la Consulenza Strategica Gratuita scopri in che modo ri-partire da te facendo un vero e proprio studio di fattibilità.

Si, hai capito bene, proprio come quelli che si fanno nel mondo dell’ingegneria o dell’architettura prima di partire con un nuovo progetto di costruzione.

Spero tu sia d’accordo con me dell’importanza di progettare e fare un attento studio di fattibilità nella costruzione di un’edificio prima di cominciare a porre il primo mattone.

Immagina se si costruisse quel nuovo condominio sopra una falda acquifera friabile o su un terreno accidentato e paludoso. Cosa accadrebbe?

Non sono un tecnico né tanto meno un esperto ma possiamo arrivarci sia io che tu insieme:

“Niente di buono. Le basi non sarebbero solide e si rischierebbe un disastro”

Bene, allora occupiamoci di fare uno studio di fattibilità specifico sul tuo progetto professionale prima di fare scelte avventate che potrebbero portarti al disastro di carriera: come ad esempio intraprendere un percorso formativo che non ti serve affatto solo perché senza elementi credi sia la cosa più giusta da fare.

Studio di fattibilità per trovare lavoro e/o fare carriera

Proprio come fanno gli ingegneri strutturisti anche tu dovresti considerare i seguenti punti per creare un solido, duraturo e appagante progetto professionale.

Comincia col valutare:

  • le caratteristiche funzionali, tecniche, gestionali del ruolo che vorresti ricoprire;
  • possibili alternative rispetto alla soluzione individuata nel ruolo “x” considerando altre possibili vie per raggiungere al medesimo obiettivo professionale;
  • lo stato di fatto del tuo progetto professionale nelle sue componenti: fatti, esperienze, lezioni imparate, significati, risultati, obiettivi, casi studio, touch-point, insuccessi, competenze trasversali;
  • requisiti oceano rosso – oceano blu
  • la descrizione, ai fini della valutazione preventiva della sostenibilità del tuo progetto e della compatibilità col ruolo da ricoprire, dei requisiti del job-title per il quale candidarti, delle caratteristiche e dei collegamenti con il contesto nel quale le tue competenze si inserirebbero, con particolare riferimento alla verifica dei requisiti mandatori dello specifico annuncio di lavoro nonché l’individuazione dei requisiti cosiddetti “nice to have” e la categorizzazione delle richieste considerate come “rumore di fondo”

Hai capito quindi quante cose che OGGI non stai considerando prima di prendere una decisione così importante?

Hai tanto su cui riflettere ed il consiglio che ti do è di leggere e studiare più volte questo articolo-lezione per trarne tutti gli insegnamenti del caso.

Se una cosa però è certamente trasparente è che il tuo problema non è di avere o non avere una laurea, o di averne due o di dover conseguire un Master per essere all’altezza dei tuoi sogni e rispondere così alle aspettative del mercato del lavoro…

Il problema rimane la mancanza di focus, di una strategia e di un Metodo pratico per unire tutti i puntini e uscire da questa spiacevole circostanza nella quale ti trovi.

Non è colpa tua e non sei solo, te lo ripeto.

Non ti avrei svelato questi miei segreti se non avessero funzionato prima su di me e poi sulle centinaia di allievi che ho avuto l’onore di seguire in questi anni tra JobHero Academy, Master MiVedoManager e Leadership Femminile.

Bene, spero di cuore che questo articolo ti sia stato utile e che ti abbia avvicinato un po’ di più al tuo obiettivo di vivere la vita professionale a cui ambisci e che sono certo tu meriti.

Mi piacerebbe tantissimo conoscere la tua opinione, sapere se ti è piaciuto, se lo hai trovato utile, se inizierai presto ad utilizzare il Metodo.

Potresti lasciarmi una recensione qui sotto, mettere un like e condividere questo articolo e consigliare il mio sito.

Per me significherebbe davvero molto. Grazie di cuore! 

Se ti va di rimanere in contatto seguimi sui miei canali social o iscrivendoti alla mia commenti gratuita JobHero di Guglielmo Dragotta. 

Ogni giorno mi impegnerò a rendere più facile e affascinante il viaggio che trasformerà le tue esperienze, competenze e talenti in un lavoro arricchente di cui tu potrai andare fiero.

Se hai voglia di conoscermi di persona per raccontarmi i tuoi progetti prenota una Consulenza Conoscitiva Gratuita con me di 40 minuti: https://guglielmodragotta.it/consulenza-conoscitiva/

“Se insisti e resisti, raggiungi e conquisti”

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2 commenti su “Perché la “Febbre da Formazione” non serve a realizzarsi professionalmente”

  1. Erica ha detto:

    Ciao Guglielmo, ho letto con attenzione il tuo articolo. É denso di spunti e per essere un contenuto gratuito ti faccio i miei complimenti. É anche un contenuto lungo e questo permette una prima scrematura dei tuoi utenti. Solo se realmente inteeessato arrivi alla fine. E solo se senti di volerti mettere in discussione. La prospettiva di rivalorizzare la propria vita e non solo le competenze, per certi versi é spiazzante. Anche perché pone una serie di domande successive alle quali non vi è facile risposta. Intanto ti dico grazie per aver messo in luce una nuova prospettiva e aver attivato un primo piccolo cambianento.

  2. Daniela ha detto:

    Ciao Guglielmo, ho letto con attenzione questo articolo e inevitabilmente mi sono rivista anche io nella collezionatrice seriale di titoli, convinta che siano la soluzione a tutto e la chiave d’accesso al mondo del lavoro. Ragionavo così fino a qualche mese fa, ma dopo aver iniziato ad intraprendere il percorso della Academy e a seguire con costanza le tue dirette mi sono resa conto che non serve a nulla collezionare titoli e attestati e che spesso magari abbiamo già a disposizione un consistente bagaglio di esperienze e skills che non riusciamo a vedere con occhio obiettivo, come se avessimo davanti un velo nero. Questa lezione capita proprio a pennello in un periodo in cui sono alle prese con la costruzione degli aneddoti per me più significativi da collegare alle caratteristiche del mio job title target e l’esempio di Giovanna è davvero molto esaustivo e lo utilizzerò come spunto per perfezionare le mie risposte alle domande situazionali. Molto spesso tendiamo a svalutarci o a considerare banali piccoli dettagli che invece potrebbero fare la differenza nel nostro racconto, ponendoci in una posizione di vantaggio rispetto agli altri candidati. Ovviamente poni anche l’attenzione sull’importanza di saper valorizzare anche le nostre esperienze di vita a 360 gradi, grazie al metodo FA.RI.SI.CO, anche se questo per me risulta ancora parecchio difficile da fare rispetto alle esperienze professionali, ma con il tuo sostegno sicuramente arriverò a saper fare anche questo lavoro. Rileggerò questo articolo di nuovo e aggiusterò ulteriormente i miei aneddoti. Grazie mille per questa ulteriore utilissima e potente lezione!!!

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